Descrizione
Si tramanda che gli abitanti di Cepina, nell’Alta Valtellina, abbiano da sempre goduto dell’acqua purissima che abbondava in quei luoghi e che, nei primi del ‘900, si costruì un acquedotto per portare quest’acqua fino al centro del paese. Si narra che fu così che all’Hotel Cepina medici, chirurghi e illustri professori, poterono apprezzare le proprietà terapeutiche di quest’acqua. Visto l’entusiasmo dei suoi ospiti, il proprietario dell’hotel, il Professor Gasparre Piccagnoni, decise di farla analizzare: i risultati si rivelarono sorprendenti. Nel 1929, il direttore della clinica Ostetrico-Ginecologica della Regia Università di Torino, la descrisse come “gradevolissima a bersi, di facilissima digeribilità, notevolmente diuretica e vantaggiosa nei disturbi uricemici.” Pochi anni dopo il dottor Mantovani disse: “La sua acqua non è semplicemente potabile, ma ha rivelato virtù terapeutiche”.
Altri raccontano che fu il vescovo di Como, Monsignor Alessandro Macchi, a coniare il nome Levissima. Si dice che durante una sosta nella parrocchia di Cepina, negli anni trenta, il prelato sentì decantare i pregi di quell’acqua e la volle assaggiare.
Dopo il primo sorso esclamò: “È ottima, leggera, Levissima.”
Nel 1936, il Professor Piccagnoni ottenne la concessione della sorgente, come acqua minerale naturale.
L’acqua di Cepina entra così a buon diritto tra le Acque Minerali e prende il nome di Levissima, dall’aggettivo latino levis, che significa leggero.